Un altro incontro di grande interesse ha caratterizzato la rassegna estiva “Incontri con l’autore”, organizzata da Èthos in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Oliena: quello con Gianni Mura, che ha presentato il suo ultimo “La fiamma rossa” (Ed. Minimum Fax) intervistato dalla brava giornalista di Sardegna1 Stefania De Michele.
Il libro è una splendida antologia dei più significativi reportage da una competizione sportiva che Mura ha amato più di ogni altra: il Tour de France. L’autore, considerato l’erede del grande Gianni Brera, non solo ha raccontato quel che è successo, ma ne ha anche descritto mirabilmente i paesaggi, le atmosfere e i protagonisti. Mura ha dimostrato che lo sport, tema universale per eccellenza e come tale capace di suscitare emozioni e coinvolgere l’immaginazione di tutti, può essere una inesauribile fonte di ispirazione letteraria, così come è avvenuto in passato grazie ad autori come Arpino, Bianciardi, Buzzati e lo stesso Brera. Un grande filosofo francese come Roland Barthes ha parlato del Tour de France come di un racconto epico, una sorta di chanson de geste dei nostri tempi. Mura si ritrova in questa descrizione e non ha il pudore di dichiarare le sue predilezioni. Sono per gli eroi come Ettore piuttosto che quelli come Achille. Achille come si sa era l’eroe greco per eccellenza e incarnava la perfezione, l’eroe vincente ma allo stesso tempo freddo e calcolatore. Ettore al contrario era la personificazione dell’eroe fragile e complesso, molto più ricco di umanità e di certo più interessante sul piano letterario. Le figure di due corridori francesi come Anquetil e Poulidor sicuramente hanno simboleggiato molto bene questa contrapposizione. Sono molto belle e profonde le descrizioni di questi campioni, rappresentati con tratti spesso esilaranti. Ad es. (cito dal libro): “Merckx è generosità e furore agonistico, fa luce e calore. Anquetil un faro immenso, ma c’è molta più umanità in uno zolfanello acceso nella nebbia, in una lanterna appesa dietro un carro in un viottolo di campagna, una qualunque sera”.
La simpatia di Mura non va certo a coloro che intendono lo sport (e il ciclismo in questo caso) come pura statistica di successi. Ecco quel che scrive nel capitolo dedicato a un campione da lui molto amato, Marco Pantani: “Esistono numeri uno ammirati perché vincono – scrive – ma di cui non importa granché. Tipi com’era Lendl o adesso come Schumacher, Ronaldo e Vieri. Ce ne sono altri amati per come vincono, per come li si immagina. Vanno oltre i numeri, in loro si intuisce un’umanità particolare. Colpiscono al cuore. Pantani è uno di questi.”
Gianni Mura è uno dei miei giornalisti preferiti, ma da tifosa interista mi fa un po’ arrabbiare quando irride Mourinho, che per me rimane un grande
Mi dispiace contraddirti ma apprezzo molto il suo anti-mourinismo. Ha perfettamente ragione quando dice che è il più grande venditore di fumo dal dopoguerra a oggi, una via di mezzo tra Berlusconi e Vanna Marchi