Alcuni giorni fa abbiamo avuto il grande piacere di organizzare a Oliena un incontro con Beppe Severgnini. L’appuntamento con lo scrittore-giornalista, firma di punta del “Corriere della Sera”, è il primo della rassegna “Incontri con l’autore”, promossa in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Oliena.
Il tema della serata era particolarmente stimolante: “La Sardegna e i sardi nei racconti di un continentale informato”. Come era facile supporre l’incontro, coordinato dal direttore della Biblioteca Satta Tonino Cugusi, ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e attento. Moltissimi gli spunti di discussione, grazie alla non comune abilità di Severgnini di spaziare con formidabile leggerezza e humour tra temi alti ed altri più “nazionalpopolari”. Per molti cittadini di Oliena è stata una bella occasione per conoscere da vicino ed apprezzare uno dei più colti e brillanti scrittori italiani. Severgnini ha parlato a lungo soprattutto del suo ultratrentennale rapporto con la Sardegna, mettendo in luce i non pochi validi motivi per amare la nostra isola (ce ne sono almeno 45, come vedremo). Ma ha anche confermato di possedere le carte in regola e la competenza (da continentale informato, appunto) per evidenziare i nostri principali difetti, spesso atavici e connaturati alla nostra indole di sardi. Un tema che Severgnini affronta senza il rischio di subire la permalosità della piazza. Anche perché pienamente consapevole del fatto che chi ascolta sa di trovarsi di fronte ad un amico sincero dei sardi e non a un forestiero superficiale che non esita a salire in cattedra con il tono di chi ritiene di essere l’unico depositario della verità. Beppe ha voluto riassumere questi difetti in un cronico deficit di autostima. Varrebbe la pena approfondire maggiormente questo aspetto, però è vero che con un livello maggiore di autostima i sardi probabilmente avrebbero sostenuto con maggiore determinazione il progetto di uno sviluppo diverso da quello che si sono fatti imporre dall’esterno, basato sulle cattedrali nel deserto e sull’industria pesante. Se questo atteggiamento mentale fosse più diffuso avremmo potuto respingere senza tentennamenti le mire della speculazione selvaggia nelle coste e di coloro che vorrebbero inseguire l’illusorio modello Ibiza. È vero però che non mancano da noi dei solidi anticorpi rispetto all’attuazione di un piano del genere, al contrario di quel che è accaduto nelle regioni meridionali. Sono gli stessi anticorpi che permettono di rivendicare con orgoglio l’appartenenza a quella che lo stesso Severgnini chiama Sardegna NQB (Non Quella di Briatore). Che non è come si potrebbe pensare - ha scritto - il luogo tranquillo e noioso degli intellettuali, dei vecchi o delle famiglie con bambini: “è invece una bellissima, profumata terra di confine. È un amico a Cagliari, un vicino di casa, una strada laterale, un ginepro e un corbezzolo, un ristorante aperto tutto l’anno, un giornale da leggere (magari per scoprire che c’è crisi in Regione). È terra che ha sete. È il lavoro di gente che i turisti non li vede mai. E’ vento testardo che rinfresca. È montagne e picnic sulla spiaggia con un libro adatto (Satta o Fois, fate voi). È una festa per ingolosire”.
Nel suo ultimo libro Il manuale del perfetto turista (Rizzoli 2009) c’è la lista dei 45 buoni motivi per cui torna in Sardegna da 35 anni. Eccone 25, credo valga la pena leggerli:
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