nav-left cat-right
cat-right

L’architetto del web

Tim Berners-Lee

Tim Berners-Lee

È adorato da informatici, blogger e tecnofili di tutto il mondo ma il suo nome dice ben poco al grande pubblico. Di certo in Italia la sua popolarità non sarà mai pari a quella di un qualunque partecipante al più derelitto dei reality televisivi. E invece meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato da tutti come una star planetaria in quanto artefice principale dell’invenzione del web. Vale a dire della scoperta che negli ultimi vent’anni più di ogni altra ha radicalmente cambiato le nostre vite, il nostro modo di lavorare, di comunicare, di partecipare alla vita pubblica.

Stiamo parlando di Tim Berners-Lee, l’ingegnere informatico inglese che il 13 marzo 1989 presentò al CERN di Ginevra, dove allora lavorava come ricercatore a contratto nel dipartimento di Computer Science, uno scarno documento dal titolo “Information Management: A Proposal”. In quelle poche pagine, corredate da grafici e disegni, c’era lo schema dell’architettura della rete universale che avrebbe potuto favorire la connessione di tutti i computer del mondo. Il suo capo Mike Sendall lo incoraggiò ad andare avanti anche se non sembrò consapevole delle ripercussioni che quel progetto avrebbe avuto: “Vago, ma eccitante” – si limitò ad esclamare dopo aver letto attentamente quegli appunti. Quel giorno iniziò la grande avventura, nella quale Berners-Lee coinvolse altri due ricercatori, il belga Robert Cailliau e il francese Jean-François Groff. Lo scopo è quello di creare un ambiente di comunicazione universale, decentrato, costruito mediante un linguaggio in grado di collegare tra di loro diversi documenti elettronici come se fossero nodi di una gigantesca ragnatela.

I tre, utilizzando come server un minicomputer NeXT (il famoso cubo nero progettato da Steve Jobs nel periodo in cui fu cacciato dalla Apple), impiegarono due anni per realizzare il progetto mettendo a punto un linguaggio ipertestuale in grado di consentire ai computer di comunicare. Nell’ottobre 1990 vide la luce un primo browser sperimentale e dal 1991 la prima pagina web (l’elenco telefonico del CERN) diventa pubblica grazie ad alcuni gruppi di discussione su Internet. Per fortuna gli inventori della nuova tecnologia non chiesero alcun brevetto, ed è questo il segreto del suo successo, grazie a uno sviluppo e diffusione della rete su scala mondiale come un sistema aperto. Una crescita che sarà poi di tipo esponenziale, dai 130 domini web del 1993 ai 35 milioni del 2003 fino ai circa 180 milioni del 2008 (di cui 1.5 milioni in Italia), secondo le rilevazioni dell’ICANN, l’ente sovranazionale che regola e gestisce i domini di tutto il pianeta.

Tim Berners-Lee, che oggi dirige al MIT di Boston il World Wide Web Consortium (W3C), un organismo da lui stesso fondato con lo scopo di sviluppare dei protocolli standard per il Web, è intervenuto alle celebrazioni per il ventesimo anniversario della sua creatura. L’incontro ha costituito un’occasione importante non solo per ricordare quei tempi pioneristici ma anche per riflettere intorno allo sviluppo futuro del web. Un futuro in cui occorrerà lavorare ancora molto affinché la rete possa estendere i suoi benefici a nuove fasce di popolazione, favorendo una sua diffusione nei paesi in via di sviluppo. Senza dimenticare la necessità di difendere la rete dai ricorrenti tentativi dei governi e delle organizzazioni commerciali attratti dall’opportunità di esercitare un controllo sulle attività digitali dei singoli cittadini. Si tratta di un rischio purtroppo concreto, che oggi non riguarda solo i paesi retti da regimi dispotici (vedi Cina, Birmania, Iran, ecc.) ma in parte le stesse democrazie, come ampiamente documentato nell’ultimo rapporto di Reporters sans Frontieres. E come testimoniato anche dai recenti maldestri tentativi di alcuni parlamentari italiani, a cominciare da quelli dell’ex televenditrice di materassi Gabriella Carlucci (PDL) e dal senatore D’Alia (UDC). Ma di tutto questo parleremo nel prossimo post.

In questo interessante video che ho scovato in rete Tim Berners-Lee parla del passato e del futuro del web nel corso di un convegno che si è tenuto di recente a Venezia, organizzato dalla Telecom: Quando creammo la Rete – ha affermato Berners-Lee – l’ostacolo più forte non era nella tecnologia, ma nella mente dei potenziali utilizzatori. Pochissimi capivano il cambio di paradigma portato dalla gerarchia del web e dalla sua organizzazione in iperlink. Ma il punto di svolta, l’epifania cha ci ha permesso di andare all’universalità della rete è stato rinunciare ad un sistema strutturato e alle sue gerarchie.”

banner ad

Leave a Reply