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	<title>il blog di ethos</title>
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	<description>Pensieri in libertà su libri, tecnologia, sport, politica e tanto altro</description>
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		<title>Un libro su Oliena</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 15:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[

Sabato 31 ottobre, con inizio alle ore 17.30, sarà presentato nei locali dell’Auditorium della nuova Biblioteca Comunale “Mario Ciusa Romagna”  il volume “OLIENA &#8211; Storia, cultura, ambiente, tradizione”, a cura di Èthos Edizioni e dell’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Oliena.
Dopo i saluti del sindaco Francesco Capelli e dell’Assessore alla Cultura Pier Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: normal; font-size: 11px;"></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2010/02/cope_ol.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-210" title="cope_ol" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2010/02/cope_ol.jpg" alt="" width="201" height="283" /></a></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="font-family: Verdana;"><strong>Saba</strong><strong>to 31 ottobre</strong></span><span style="font-family: Verdana;">, con inizio alle <strong>ore 17.30</strong>, sarà presentato nei locali dell’Auditorium della nuova Biblioteca Comunale “Mario Ciusa Romagna”  il volume <strong><span style="color: #800000;">“OLIENA &#8211; Storia, cultura, ambiente, tradizione”</span></strong>, a cura di </span><span style="font-family: Verdana;"><strong><a style="color: #0066cc; text-decoration: none;" href="http://www.ethosedizioni.com/" target="_blank">Èthos Edizioni</a></strong></span><span style="font-family: Verdana;"> e dell’</span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Oliena</strong></span><span style="font-family: Verdana;">.</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="font-family: Verdana;">Dopo i saluti del sindaco </span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Francesco Capelli</strong></span><span style="font-family: Verdana;"> e dell’Assessore alla Cultura </span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Pier Paolo Mazzella </strong></span><span style="font-family: Verdana;">interverranno il giornalista de “L’Unione Sarda” </span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Luca Urgu</strong></span><span style="font-family: Verdana;">, l’enologo </span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Enzo Biondo </strong></span><span style="font-family: Verdana;">e gli autori del libro: </span><span style="font-family: Verdana;"><strong>Sebastiano Catte, Luisa Lecca, Giovanna Congiu, Angelino Congiu, Sebastiano Carai e Luciano Ledda Fele</strong></span><span style="font-family: Verdana;">.</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="font-family: Verdana;">Al termine dei lavori verrà offerto a tutti un rinfresco con prodotti tipici di Oliena.</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;">…………..</p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><strong><span style="color: #800000;">Indice degli argomenti trattati nel volume</span></strong></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Territorio e ambiente umano</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Oliena e la sua storia</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">I percorsi del sacro: Oliena e le sue chiese</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Percorsi archeologici</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Percorsi naturalistici e ambientali</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Percorsi enogastronomici</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Costumi e gioielli nella storia di Oliena</span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;"><em>Appendice</em></span></p>
<p style="line-height: 18px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #800000;">Tradizioni popolari: balli, canti e feste religiose</span></p>
<p></span></div>
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		<title>La fiamma rossa</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 21:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un altro incontro di grande interesse ha caratterizzato la rassegna estiva “Incontri con l’autore”, organizzata da Èthos in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Oliena: quello con Gianni Mura, che ha presentato il suo ultimo “La fiamma rossa” (Ed. Minimum Fax) intervistato dalla brava giornalista di Sardegna1 Stefania De Michele.
Il libro è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/09/mura_ste.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-215" title="mura_ste" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/09/mura_ste.jpg" alt="" width="397" height="275" /></a></p>
<p>Un altro incontro di grande interesse ha caratterizzato la rassegna estiva<strong> </strong>“Incontri con l’autore”, organizzata da Èthos in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Oliena: quello con<strong> Gianni Mura, </strong>che ha presentato il suo ultimo <strong>“La fiamma rossa”</strong> (Ed. Minimum Fax) intervistato dalla brava giornalista di Sardegna1 <strong>Stefania De Michele</strong>.</p>
<p>Il libro è una splendida antologia dei più significativi reportage da una competizione sportiva che Mura ha amato più di ogni altra: il Tour de France. L’autore, considerato l’erede del grande Gianni Brera, non solo ha raccontato quel che è successo, ma ne ha anche descritto mirabilmente i paesaggi, le atmosfere e i protagonisti. Mura ha dimostrato che lo sport, tema universale per eccellenza e come tale capace di suscitare emozioni e coinvolgere l’immaginazione di tutti, può essere una inesauribile fonte di ispirazione letteraria, così come è avvenuto in passato grazie ad autori come Arpino, Bianciardi, Buzzati e lo stesso Brera. Un grande filosofo francese come Roland Barthes ha parlato del Tour de France come di un racconto epico, una sorta di <em>chanson de geste</em> dei nostri tempi. Mura si ritrova in questa descrizione e non ha il pudore di dichiarare le sue predilezioni. Sono per gli eroi come Ettore piuttosto che quelli come Achille. Achille come si sa era l’eroe greco per eccellenza e incarnava la perfezione, l’eroe vincente ma allo stesso tempo freddo e calcolatore. Ettore al contrario era la personificazione dell’eroe fragile e complesso, molto più ricco di umanità e di certo più interessante sul piano letterario. Le figure di due corridori francesi come Anquetil e Poulidor sicuramente hanno simboleggiato molto bene questa contrapposizione. Sono molto belle e profonde le descrizioni di questi campioni, rappresentati con tratti spesso esilaranti. Ad es. (cito dal libro): “Merckx è generosità e furore agonistico, fa luce e calore. Anquetil un faro immenso, ma c’è molta più umanità in uno zolfanello acceso nella nebbia, in una lanterna appesa dietro un carro in un viottolo di campagna, una qualunque sera”.<br />
La simpatia di Mura non va certo a coloro che intendono lo sport (e il ciclismo in questo caso) come pura statistica di successi. Ecco quel che scrive nel capitolo dedicato a un campione da lui molto amato, Marco Pantani: “Esistono numeri uno ammirati perché vincono – scrive – ma di cui non importa granché. Tipi com’era Lendl o adesso come Schumacher, Ronaldo e Vieri. Ce ne sono altri amati per come vincono, per come li si immagina. Vanno oltre i numeri, in loro si intuisce un’umanità particolare. Colpiscono al cuore. Pantani è uno di questi.”</p>
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		<title>Incontro con un continentale informato</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 09:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Severgnini]]></category>
		<category><![CDATA[Ethos]]></category>
		<category><![CDATA[Oliena]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alcuni giorni fa abbiamo avuto il grande piacere di organizzare a Oliena un incontro con Beppe Severgnini. L’appuntamento con lo scrittore-giornalista, firma di punta del “Corriere della Sera”, è il primo della rassegna “Incontri con l’autore”, promossa in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Oliena.
Il tema della serata era particolarmente stimolante: “La Sardegna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/07/severg1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-180" title="severg1" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/07/severg1.jpg" alt="" width="172" height="227" /></a></p>
<p>Alcuni giorni fa abbiamo avuto il grande piacere di organizzare a <span style="color: #800000;">Oliena</span> un incontro con <span style="color: #800000;"><a href="http://www.beppesevergnini.com" target="_blank">Beppe Severgnini</a></span>. L’appuntamento con lo scrittore-giornalista, firma di punta del <span style="color: #800000;">“Corriere della Sera”</span>, è il primo della rassegna <span style="color: #800000;">“Incontri con l’autore”</span>, promossa in collaborazione con l’<span style="color: #800000;">Assessorato alla Cultura</span> del Comune di Oliena.</p>
<p>Il tema della serata era particolarmente stimolante: <span style="color: #800000;">“La Sardegna e i sardi nei racconti di un continentale informato”</span>. Come era facile supporre l’incontro, coordinato dal direttore della Biblioteca Satta Tonino Cugusi, ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e attento. Moltissimi gli spunti di discussione, grazie alla non comune abilità di Severgnini di spaziare con formidabile leggerezza e humour tra temi alti ed altri più “nazionalpopolari”. Per molti cittadini di Oliena è stata una bella occasione per conoscere da vicino ed apprezzare uno dei più colti e brillanti scrittori italiani. Severgnini ha parlato a lungo soprattutto del suo ultratrentennale rapporto con la Sardegna, mettendo in luce i non pochi validi motivi per amare la nostra isola (ce ne sono almeno 45, come vedremo). Ma ha anche confermato di possedere le carte in regola e la competenza (da continentale informato, appunto) per evidenziare i nostri principali difetti, spesso atavici e connaturati alla nostra indole di sardi. Un tema che Severgnini affronta senza il rischio di subire la permalosità della piazza. Anche perché pienamente consapevole del fatto che chi ascolta sa di trovarsi di fronte ad un amico sincero dei sardi e non a un forestiero superficiale che non esita a salire in cattedra con il tono di chi ritiene di essere l’unico depositario della verità. Beppe ha voluto riassumere questi difetti in un cronico deficit di autostima. Varrebbe la pena approfondire maggiormente questo aspetto, però è vero che con un livello maggiore di autostima i sardi probabilmente avrebbero sostenuto con maggiore determinazione il progetto di uno sviluppo diverso da quello che si sono fatti imporre dall’esterno, basato sulle cattedrali nel deserto e sull’industria pesante. Se questo atteggiamento mentale fosse più diffuso avremmo potuto respingere senza tentennamenti le mire della speculazione selvaggia nelle coste e di coloro che vorrebbero inseguire l’illusorio modello Ibiza. È vero però che non mancano da noi dei solidi anticorpi rispetto all’attuazione di un piano del genere, al contrario di quel che è accaduto nelle regioni meridionali. Sono gli stessi anticorpi che permettono di rivendicare con orgoglio l’appartenenza a quella che lo stesso Severgnini chiama <span style="color: #800000;"><em>Sardegna NQB</em> (Non Quella di Briatore)</span>. Che non è come si potrebbe pensare - ha scritto -  il luogo tranquillo e noioso degli intellettuali, dei vecchi o delle famiglie con bambini: “è invece  una bellissima, profumata terra di confine. È un amico a Cagliari, un vicino di casa, una strada laterale, un ginepro e un corbezzolo, un ristorante aperto tutto l&#8217;anno, un giornale da leggere (magari per scoprire che c&#8217;è crisi in Regione). È terra che ha sete. È il lavoro di gente che i turisti non li vede mai. E&#8217; vento testardo che rinfresca. È montagne e picnic sulla spiaggia con un libro adatto (Satta o Fois, fate voi). È una festa per ingolosire”.</p>
<p>Nel suo ultimo libro <span style="color: #800000;"><span style="color: #800000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788817032735/severgnini-beppe/manuale-del-perfetto-turista.html" target="_blank">Il manuale del perfetto turis</a></span></span><span style="color: #800000;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788817032735/severgnini-beppe/manuale-del-perfetto-turista.html" target="_blank">ta</a></span> (Rizzoli 2009) c’è la lista dei <span style="color: #800000;">45 buoni motivi per cui torna in Sardegna da 35 anni</span>. Eccone 25, credo valga la pena leggerli:</p>
<ol>
<li>C&#8217;è il mare di mezzo. La gente non ci finisce per caso, ma ci va per scelta.</li>
<li>Il colore dell&#8217;acqua. Non ci sono Caraibi che tengano.</li>
<li>La sabbia non è polvere. Si infila nelle orecchie, ma poi esce.</li>
<li>Il cisto profuma di Sardegna, o la Sardegna profuma di cisto.</li>
<li>Ancora non ho capito, ma non è importante.</li>
<li>Le danze tradizionali. Dopo tre &#8220;filu e ferru&#8221;, ballano anche i milanesi.</li>
<li>Gli occhi delle donne. Guardateli, e capirete perché in Sardegna comandano loro.</li>
<li>I malloreddos hanno un nome simpatico.</li>
<li>Le pecore hanno un&#8217;aria filosofica.</li>
<li>Cagliaritani e sassaresi sono così impegnati a litigare tra loro che non hanno tempo per noi continentali.</li>
<li>La salsiccia sarda è un salume sexy.</li>
<li>Le seadas col miele sono una droga consentita.</li>
<li>Il ginepro è la versione botanica (e contorta) dei nuraghi: roba solida, che dura.</li>
<li>Hanno distrutto la deliziosa piazza sabuada, ma non sono ancora riusciti a rovinare Santa Teresa di Gallura.</li>
<li>Sempre a Santa Teresa. Scendo a Rena Bianca (passione di mio figlio), mi sdraio e guardo la Corsica che mostra i denti. Magnifico.</li>
<li>I cafoni stanno (quasi) tutti in Costa Smeralda.</li>
<li>Ai miei amici sardi non piacciono i corbezzoli. Così li mangio io.</li>
<li>La gente pensa prima di parlare.</li>
<li>Alcune zone della Sardegna hanno subito una regressione turistica, fenomeno raro in questo emisfero. Prendiamo Rena Majore, nel nord-est, dove ho casa. Nel 1972 c&#8217;era la piscina, un trenino che portava al mare, bar e ristorante sulla spiaggia. Nel 2002, nulla di tutto questo.</li>
<li>Niente commissario Montalbano. Ma di Sardegna hanno scritto Salvatore Satta, Carlo Levi e D.H. Lawrence.</li>
<li>L&#8217;accento si può imitare. Basta allenarsi con amici sardi spiritosi.</li>
<li>L&#8217;uso del gerundio è affascinante (&#8220;Scherzando stai?&#8221;).</li>
<li>Certe calette sembrano il salvaschermo del computer.</li>
<li>Il vento rende nervosi molti turisti, che non ritornano. Meglio.</li>
<li>Così si sta più larghi.</li>
<li>In un posto circondato dal mare (e che mare!) sono specializzati nella cucina di carne.</li>
<li>&#8220;Quando il traghetto, al termine della notte, si avvicinava alla Sardegna, alzavamo il naso per sentire il profumo. L&#8217;importante era non farsi notare. A diciotto anni sono ammesse battute e parolacce; non la poesia dell&#8217;alba sul mare&#8221; (romantici ricordi del sottoscritto, da &#8220;Italiani si diventa&#8221;, Rizzoli 1998).</li>
</ol>
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		<title>Tributo svedese a Nils Liedholm</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 09:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Baresi]]></category>
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		<description><![CDATA[
Di ritorno dalla Svezia, ecco alcune immagini del grande tributo che  Valdemarsvik ha dedicato al suo più illustre concittadino, scomparso nel 2007. Nella foto in alto, accanto alla statua di Nils Liedholm, si riconoscono da sinistra Franco Baresi, Carlo Liedholm (figlio di Nils) e i due nipoti dell&#8217;allenatore Andrea e Paolo.
Per saperne di più e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ethosedizioni.com/svezia" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-169" title="statua1" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/07/statua1.jpg" alt="" width="425" height="319" /></a></p>
<p>Di ritorno dalla Svezia, ecco alcune immagini del grande tributo che  Valdemarsvik ha dedicato al suo più illustre concittadino, scomparso nel 2007. Nella foto in alto, accanto alla statua di Nils Liedholm, si riconoscono da sinistra Franco Baresi, Carlo Liedholm (figlio di Nils) e i due nipoti dell&#8217;allenatore Andrea e Paolo.</p>
<p>Per saperne di più e vedere le altre foto <a href="http://www.ethosedizioni.com/svezia" target="_blank">seguite questo link</a></p>
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		<title>L&#8217;architetto del web</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 18:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[CERN]]></category>
		<category><![CDATA[Reporters sans Frontieres]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Berners-Lee]]></category>
		<category><![CDATA[W3C]]></category>
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		<description><![CDATA[
È adorato da informatici, blogger e tecnofili di tutto il mondo ma il suo nome dice ben poco al grande pubblico. Di certo in Italia la sua popolarità non sarà mai pari a quella di un qualunque partecipante al più derelitto dei reality televisivi. E invece meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato da tutti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_148" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/tim_berners_lee2.jpg"><img class="size-full wp-image-148" title="tim_berners_lee2" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/tim_berners_lee2.jpg" alt="Tim Berners-Lee" width="300" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Tim Berners-Lee</p></div>
<p><!--StartFragment--></p>
<p>È adorato da informatici, blogger e tecnofili di tutto il mondo ma il suo nome dice ben poco al grande pubblico. Di certo in Italia la sua popolarità non sarà mai pari a quella di un qualunque partecipante al più derelitto dei reality televisivi. E invece meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato da tutti come una star planetaria in quanto artefice principale dell’invenzione del web. Vale a dire della scoperta che negli ultimi vent&#8217;anni più di ogni altra ha radicalmente cambiato le nostre vite, il nostro modo di lavorare, di comunicare, di partecipare alla vita pubblica.</p>
<p>Stiamo parlando di <span style="color: #800000;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners-Lee" target="_blank">Tim Berners-Lee</a></strong></span>, l&#8217;ingegnere informatico inglese che il 13 marzo 1989<span> </span>presentò al <strong><span style="color: #800000;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CERN" target="_blank">CERN</a></span></strong> di Ginevra, dove allora lavorava come ricercatore a contratto nel dipartimento di Computer Science, uno scarno documento dal titolo <span style="color: #003366;">“Information Management: A Proposal”</span>. In quelle poche pagine, corredate da grafici e disegni, c’era lo schema dell’architettura della rete universale che avrebbe potuto favorire la connessione di tutti i computer del mondo. Il suo capo Mike Sendall lo incoraggiò ad andare avanti anche se non sembrò consapevole delle ripercussioni che quel progetto avrebbe avuto: “Vago, ma eccitante” – si limitò ad esclamare dopo aver letto attentamente quegli appunti. Quel giorno iniziò la grande avventura, nella quale Berners-Lee coinvolse altri due ricercatori, il belga <span style="color: #003366;">Robert Cailliau </span>e il francese<span style="color: #003366;"> Jean-François Groff</span>. Lo scopo è quello di creare un ambiente di comunicazione universale, decentrato, costruito mediante un linguaggio in grado di collegare tra di loro diversi documenti elettronici come se fossero nodi di una gigantesca ragnatela.</p>
<p class="MsoNormal"><span>I tre, utilizzando come server un minicomputer <span style="color: #003366;">NeXT</span> (il famoso cubo nero progettato da <span style="color: #003366;">Steve Jobs</span> nel periodo in cui fu cacciato dalla Apple), impiegarono due anni per realizzare il progetto mettendo a punto un linguaggio ipertestuale in grado di consentire ai computer di comunicare. Nell’ottobre 1990 vide la luce un primo browser sperimentale e dal 1991 la prima pagina<span> </span>web (l’elenco telefonico del CERN) diventa pubblica grazie ad alcuni gruppi di discussione su Internet. Per fortuna gli inventori della nuova tecnologia non chiesero alcun brevetto, ed è questo il segreto del suo successo, grazie a uno sviluppo e diffusione della rete su scala mondiale come un sistema aperto. Una crescita che sarà poi di tipo esponenziale, dai 130 domini web del 1993 ai 35 milioni del 2003 fino ai circa 180 milioni del 2008 (di cui 1.5 milioni in Italia), secondo le rilevazioni dell’<span style="color: #003366;">ICANN</span>, l’ente sovranazionale che regola e gestisce i domini di tutto il pianeta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tim Berners-Lee, che oggi dirige al MIT di Boston il <span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.w3.org/Consortium/" target="_blank">World Wide Web Consortium (W3C)</a></strong></span>, un organismo da lui stesso fondato con lo scopo di sviluppare dei protocolli standard per il Web, è intervenuto alle celebrazioni per il ventesimo anniversario della sua creatura. L’incontro ha costituito un’occasione importante non solo per ricordare quei tempi pioneristici ma anche per riflettere intorno allo sviluppo futuro del web. Un futuro in cui occorrerà lavorare ancora molto affinché la rete possa estendere i suoi benefici a nuove fasce di popolazione, favorendo una sua diffusione nei paesi in via di sviluppo. Senza dimenticare la necessità di difendere la rete dai ricorrenti tentativi dei governi e delle organizzazioni commerciali attratti dall’opportunità di esercitare un controllo sulle attività digitali dei singoli cittadini. Si tratta di un rischio purtroppo concreto, che oggi non riguarda solo i paesi retti da regimi dispotici (vedi Cina, Birmania, Iran, ecc.) ma in parte le stesse democrazie, come ampiamente documentato nell’ultimo rapporto di <span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.rsf.fr" target="_blank">Reporters sans Frontieres.</a></strong></span> E come testimoniato anche dai recenti maldestri tentativi di alcuni parlamentari italiani, a cominciare da quelli dell’ex televenditrice di materassi Gabriella Carlucci (PDL) e dal senatore D’Alia (UDC). Ma di tutto questo parleremo nel prossimo post.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="240" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="play" value="false" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sLCIXb7gtsg" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="240" src="http://www.youtube.com/v/sLCIXb7gtsg" play="false"></embed></object></span></p>
<p class="MsoNormal">In questo interessante video che ho scovato in rete Tim Berners-Lee parla del passato e del futuro del web nel corso di un convegno che si è tenuto di recente a Venezia, organizzato dalla Telecom: <em>“</em><span><em>Quando creammo la Rete – ha affermato Berners-Lee – l’ostacolo più forte non era nella tecnologia, ma nella mente dei potenziali utilizzatori. Pochissimi capivano il cambio di paradigma portato dalla gerarchia del web e dalla sua organizzazione in iperlink. Ma il punto di svolta, l’epifania cha ci ha permesso di andare all’universalità della rete è stato rinunciare ad un sistema strutturato e alle sue gerarchie.”</em></span></p>
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		<title>Una visione aperta della cultura sarda</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 22:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
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Una delle motivazioni più forti che mi ha spinto a fondare questa piccolissima casa editrice è stata quella di cercare di riscoprire e rendere nota la grandezza di alcune figure che nei campi più disparati (dalla letteratura al cinema, dallo sport alla politica) hanno dimostrato di possedere un valore e un talento che non sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.ethosedizioni.com/massaiu.html" target="_blank"><img class="size-full wp-image-107 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 9px;" title="cope_mass10" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/cope_mass10.jpg" alt="" width="183" height="255" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una delle motivazioni più forti che mi ha spinto a fondare questa piccolissima casa editrice è stata quella di cercare di riscoprire e rendere nota la grandezza di alcune figure che nei campi più disparati (dalla letteratura al cinema, dallo sport alla politica) hanno dimostrato di possedere un valore e un talento che non sempre sono stati riconosciuti per come avrebbero meritato. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mario Massaiu appartiene senza dubbio a questa categoria di persone, come è facile desumere dalla lettura degli atti del convegno a lui dedicato <em>(<a href="http://www.ethosedizioni.com/massaiu.html" target="_blank">Mario Massaiu, una visione aperta della cultura sarda</a>).</em></span><span> La giornata di studi è stata organizzata da Ugo Collu insieme ad alcuni studiosi amici di Massaiu, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Oliena, che ha preso la lodevole iniziativa di intitolargli la Scuola Media del paese barbaricino. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il convegno può essere quindi visto come una sorta di risarcimento postumo nei confronti di una personalità complessa e poliedrica, su cui purtroppo anche dopo la sua tragica morte è calato un silenzio inspiegabile. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella sua attività di critico letterario, di scrittore e di poeta non è difficile scorgere un’eccezionale sensibilità d’animo unita a una non comune acutezza di analisi sotto il profilo storico-sociale e antropologico. Non si può non rimanere stupiti quindi di fronte alla scarsa considerazione che Massaiu ha ricevuto dal mondo accademico, in particolare per i suoi saggi dedicati a Grazia Deledda, <em><a href="http://www.ethosedizioni.com/deledda.html" target="_blank">Sardegnamara</a></em></span><span> e <em>La Sardegna di Grazia Deledda</em></span><span>, quest’ultimo vincitore dell’omonimo premio, la cui giuria era presieduta dallo scrittore Giuseppe Desssì. In queste opere Massaiu ci ha ha offerto un affresco unico e completo nel descrivere in profondità il contesto (La Sardegna di fine Ottocento e primi del Novecento) nel quale Grazia Deledda maturò la sua straordinaria esperienza letteraria.</span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.mariomassaiu.org" target="_blank">www.mariomassaiu.org</a></p>
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		<title>Il mio amico Nils e la memoria lieve</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 11:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
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Ecco un&#8217;altra recensione del libro pubblicata sul Corriere della Sera a cura di Sandro Modeo.
A poco più di un anno dalla morte, avvenuta il 5 novembre 2007, due libri raccontano la grande avventura nel pallone e nella vita di Nils Liedholm.
In svedese, «stamning» è la «felice malinconia» di luoghi vasti e arcaici, un sentimento dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="240" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="play" value="false" /><param name="quality" value="high" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NElRzWhy-OA" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="240" src="http://www.youtube.com/v/NElRzWhy-OA" quality="high" play="false"></embed></object></p>
<p><em>Ecco un&#8217;altra recensione del libro pubblicata sul Corriere della Sera a cura di Sandro Modeo.</em></p>
<p>A poco più di un anno dalla morte, avvenuta il 5 novembre 2007, due libri raccontano la grande avventura nel pallone e nella vita di Nils Liedholm.<br />
In svedese, «stamning» è la «felice malinconia» di luoghi vasti e arcaici, un sentimento dello spazio e del tempo che trasforma il rimpianto in speranza.<br />
Due libri su Liedholm, a un anno dalla morte (Gino Franchetti, «Il mio amico Nils», Limina, pag. 126, 16 euro; Sebastiano Catte, «Nils Liedholm e la memoria lieve del calcio», Ethos, pag. 266, 15 euro) convergono proprio nel trasmettere un simile sentimento in percorsi paralleli: quello di Franchetti è una biografia piena di ricordi di prima mano; quello di Catte un ritratto eseguito attraverso le conversazioni con l&#8217; anziano Maestro.<br />
La «stamning» per Liddas congiunge l&#8217;Alfa e l&#8217;Omega di un&#8217; infanzia nel fiordo di Valdemar &#8211; tra abeti e cieli «pallidi e anemici» come gli abitanti locali &#8211; e di una vecchiaia a Villa Boemia, tra le colline del Monferrato: un unico «posto delle fragole» esteso tra i momenti della formazione (la «squadretta della ferrovia» o i biscotti nella neve per Babbo Natale) e quelli del lungo congedo, coi suoi vigneti visitati da enologi e comitive di tecnici. In mezzo, una parabola inimitabile da calciatore-allenatore, con tante sequenze misconosciute. Ci sono i suoi allenatori-educatori: Adolfsson, che lo fa giocare a piedi nudi nel fango; Putte Kock, che lo inizia alla zona e al possesso-palla; e il grande Lajos Czeizler, che lo traghetta dallo Sleiper Norrköping al Milan. Oppure, c&#8217; è proprio una zoomata sul transito italiano, con un salto di 80 gradi: dai -40° delle notti di naia ai confini finlandesi ai +40° dell&#8217; esordio agostano in rossonero. E ancora, c&#8217; è la genesi della sua genialità umoristica, con le «gare di nonsense» tra amici per combattere gli inverni scandinavi.<br />
Del resto, tale genialità (poi eguagliata solo da uno Zeman) è la sintesi di una filosofia in cui confluiscono severità luterana, altruismo «socialdemocratico» e un understatement che gli permette di innovare in sordina, prefigurando la rivoluzione-Milan (anche se il suo possesso-palla euritmico proseguirà, più che nel furore geometrico sacchiano, nelle tessiture di Van Gaal). Ed è tale genialità che gli consente di elaborare la rabbia (è lui stesso a confessare come in Svezia si tenesse tutto dentro e andasse poi, «come Fantozzi, a urlare in mezzo ai boschi») e di indignarsi con toni da teatro dell&#8217; assurdo, come quando &#8211; a domanda se l&#8217;arbitro avesse visto male nell&#8217; annullare il gol di Turone, costato alla Roma lo scudetto con la Juve &#8211; risponde glaciale: «No, arbitro visto bene, resto dello stadio visto male».<br />
Sia in Franchetti che in Catte, colpisce l&#8217;uscita di scena. L&#8217;ultimo tratto, infatti &#8211; offuscato dall&#8217; Alzheimer &#8211; non dipende tanto dall&#8217; estraneità di Liddas a un calcio mostrificato, ma dal crollo dopo la perdita di «Nina» (Maria Lucia Gabotto), la sposa di una vita, la donna che restando nell&#8217; ombra lo ha alimentato con la sua luce. Con lei, ogni luogo era una «stamning»; per questo, non ha potuto fare a meno di raggiungerla.</p>
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		<title>Liddas, l&#8217;unico Maestro</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 09:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo una bella recensione del libro &#8220;Nils Liedholm e la memoria lieve del calcio&#8221; apparsa sul Manifesto a firma del critico letterario Massimo Raffaeli.

 
In fondo, l’appellativo di Barone faceva paradossalmente torto a Nils Liedholm (1922-2007) detto Liddas, un uomo di eleganza così naturale che lo preservava dalla spocchia con cui i grandi, o presunti, allenatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo una bella recensione del libro &#8220;Nils Liedholm e la memoria lieve del calcio&#8221; apparsa sul Manifesto a firma del critico letterario Massimo Raffaeli.</em></p>
<div id="attachment_117" class="wp-caption alignnone" style="width: 435px"><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/liedholm_schiaffino.jpg"><img class="size-full wp-image-117" title="liedholm_schiaffino" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/liedholm_schiaffino.jpg" alt="" width="425" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">Liedholm e Schiaffino in allenamento</p></div>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><span>In fondo, l’appellativo di Barone faceva paradossalmente torto a Nils Liedholm (1922-2007) detto Liddas, un uomo di eleganza così naturale che lo preservava dalla spocchia con cui i grandi, o presunti, allenatori di calcio amano annunciarsi al mondo; semmai ad uno come Liddas si addiceva, e come a nessun altro, il titolo di Maestro, il quale viene infatti dal latino <em>magis</em></span><span>, «di più»: ed è il differenziale della classe cristallina che ha segnato la sua parabola di calciatore e di tecnico. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi ne ricostruisce le fasi il bel libro-intervista di Sebastiano Catte, <em>Nils Li</em><em>edholm. La memoria lieve del calcio</em></span><span> (Oliena, Ethos Edizioni, pp. 265, Euro 15.00), un volume che si avvale oltretutto del contributo di alcuni suoi allievi e compagni di vita, da Antonio Ghirelli e Gianni Rivera<span> </span>a Cesare Maldini, Bruno Conti e Paulo Roberto Falcao. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La carriera di Liddas ha la regolarità di un classico ed anzi la fatalità di un romanzo di formazione. Liddas non è affatto un <em>enfant prodige</em></span><span>: figlio della Svezia profonda, il suo apprendistato tra le nevi e gli immensi spazi di Valdemarsvik è quello di un qualunque ragazzo educato nel rigore luterano e nella silenziosa contenzione degli impulsi; l’interdetto paterno che gli proibisce il football spiega l’esordio relativamente tardo nel Norrkoping guidato dall’ungherese Lajos Czeizler, un tecnico che ritrova alla guida del Milan dove si trasferisce nel ’49 costituendo il celebre trio svedese con il centravanti Gunnar Nordahl, sfondareti detto curiosamente il Pompiere, e la mezzala Gunnar Gren detto<em> il Professore </em></span><span>per la geometrica raffinatezza delle sue giocate. (Merito filologico di Catte è l’esplicita attribuzione dell’acronimo <em>Gre-No-Li ad </em></span><span>un cronista sardo del vecchio Corriere d’Informazione, Aldo Congiu).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Imponente nel fisico, infaticabile nel passo, nitido nei fondamentali senza tuttavia mai essere lezioso, Liddas è un mediano che potrebbe definirsi il metronomo della squadra. Non disdegna di proporsi per la conclusione (dopotutto mette a segno 81 gol in complessive 359 partite), ma preferisce pendolare in centrocampo e, all’occorrenza, spendersi nei recuperi difensivi; lascia all’età veneranda di trentanove anni, nel 1961, dopo dodici campionati e ben quattro scudetti: con lui hanno giocato fra gli altri il grande Juan Alberto Schiaffino, Soerensen, Tito Cucchiaroni, Eduardo Ricagni, Carletto Galli, José Altafini ed un’ancora imberbe Gianni Rivera cui infatti Liddas profetizza, fin dal primo allenamento, una carriera straordinaria. (La sua si è invece chiusa virtualmente a Stoccolma, nel giugno ’58, con la finale della Coppa Rimet: haa perto lui le marcature per la Svezia con un tiro da lontano, poi il Brasile è esploso grazie a un altro fenomeno di diciassetteanni, nientemeno Pelé&#8230;).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Con gli allenatori, a parte il suo mentore Czeizler, Liddas si è sempre tenuto a debita distanza: le frodi speculative del calcio difensivista offendono, evidentemente, la sua etica di luterano così come il senso estetico di un fuoriclasse abituato a comandare sempre il gioco; Gipo Viani, primo sperimentatore del «catenaccio» in Italia, non è proprio fatto per andargli a genio e, allo stesso modo, se apprezza la prosa inventiva di Gianni Brera non può condividerne l’impostazione tattica: «Con Brera ho discusso di questi argomenti molti anni dopo, quando avevo già iniziato a sentirmi più sicuro con la vostra lingua. Era un giornalista molto competente e straordinario anche sotto il profilo umano: in più di un’occasione con me si è comportato da vero amico. (&#8230;) Io per esempio non feci fatica ad ammettere che, pur senza snaturare il nostro gioco, avremmo dovuto essere più accorti in fase difensiva». In tale ammissione, che allude<span> </span>quasi a una palinodia, c’è la chiave del modulo tattico che permette a Nils Liedholm la vittoria in campionato col Milan nel ’79 e soprattutto con la Roma nel 1983. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non si tratta dunque di un semplice passaggio dalla marcatura «a uomo» alla «zona» né, tantomeno, della propensione qualunquistica al cosiddetto bel gioco. Liddas, al contrario, opera un’oculata contaminazione: in difesa costringe il libero al ruolo di secondo centrale e riorganizza il centrocampo secondo un modulo che ricorda il <em>Metodo</em></span><span> con schema a W degli anni Trenta; la «zona» garantisce un’equa ripartizione del campo di gioco fra i singoli, la squadra può salire palleggiando in spazi più o meno stretti ovvero ripiegare garantendo comunque una diagonale per gli eventuali raddoppi di marcatura. I critici parleranno, a proposito, di «ragnatela», cioè di un modulo che nel costante possesso della palla e nel fitto fraseggio può rammentare la cadenza dei brasiliani, ma senza trascurare il riserbo difensivo degli italiani. (Gli stolti amano citare Liddas come un antesignano di Arrigo Sacchi, ma il calcio di Liddas sta a quello del piccolo profeta romagnolo come la danza può stare alla frenesia isterica). </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La Roma che nell’’83 batte in breccia la Juve di Platini e l’anno dopo manca solo ai calci di rigore contro il Liverpool la Coppa dei Campioni è costruita intorno a tre grandi fuoriclasse: al centro della difesa sta il bergorusso Pietro Vierchowod, imbattibile nel tackle e negli stacchi quanto agile e veloce nei recuperi; nei sessanta metri ulteriori, al centro del campo, naviga Paulo Roberto Falcao, biondo brasiliano del gelido Sud, uomo-orchestra altrettanto raffinato ma molto più veloce dello stesso Schiaffino (tanto che se avesse avuto pure il dono del gol Falcao sarebbe, alla lettera, un secondo Alfredo Di Stefano); in avanti, flottando tra due linee, ora da squisito rifinitore ora invece da punta vera e propria, capace di gesti astrali e di rapidi cambi di marcia, agisce Bruno Conti, cioè uno tra i massimi calciatori italiani di sempre. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Così oggi Bruno Conti ricorda l’allenatore cui deve l’esordio in serie A nel lontano ’74 e il nomignolo calzante di «fauno matto»: «I tecnici come lui sono sempre più rari. Oggi finalmente ci si sta accorgendo della necessità di tornare ai fondamentali, al lavoro con il pallone, dopo che per anni si è creduto a torto che contassero solo gli aspetti legati alla forza fisica e all’aggressività. Il lavoro di Liedholm era basato proprio su quella filosofia di fondo, che vedeva il pallone al centro di tutto. (&#8230;) Anche a livello tattico era grande. Il suo segreto era quello di non avere dogmi. Il tipo di gioco che proponeva era basato quindi essenzialmente sul materiale a disposizione, sul valore degli uomini».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella sua lunga e spesso accidentata trafila di tecnico (Verona, Monza, Varese, Fiorentina, oltre a Milan e Roma) non ha sempre vinto, Nils Liedholm, e però, fra i giocatori che ha scoperto e lanciato, figurano via via, insieme a Bruno Conti, anche Roberto Bettega, Giancarlo Antognoni, Franco Baresi, Paolo Maldini e quel Carlo Ancelotti che in panchina, nonostante la megalomania e l’invadenza del duce milanista, riesce a mantenere intatti sia la saggezza tecnico-tattica sia il profilo da galantuomo che fu sempre di Liddas. Dell’unico Maestro, appunto.</span></p>
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		<title>Appunti su un libro</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 22:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Èthos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gianfranco Zola]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Ariu]]></category>
		<category><![CDATA[Liedholm]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Mazzella]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Copparoni]]></category>
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Penso sia doveroso spiegare come è nata l’idea del libro, partendo da una premessa. Ho cominciato a seguire le vicende umane e calcistiche di Nils Liedholm negli anni Ottanta quando, alla guida della Roma, mostrava di essere di gran lunga il tecnico più innovatore, molto più avanti dei suoi colleghi, mettendo in mostra un gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<dd class="wp-caption-dd"><a href="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/pres_zola.jpg"><img class="size-full wp-image-120" title="pres_zola" src="http://www.ethosedizioni.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/pres_zola.jpg" alt="Presentazione del libro a Oliena. Da sinistra Pier Paolo Mazzella, Gianfranco Zola, Sebastiano Catte, Giorgio Ariu e Renato Copparoni." width="425" height="319" /></a> </p>
</dd>
<p><span><span><span style="line-height: 19px;">Penso sia doveroso spiegare come è nata l’idea</span></span><span><span style="line-height: 19px;"> del libro, partendo da una premessa. Ho cominciato a seguire le vicende umane e calcistiche di Nils Liedholm negli anni Ottanta</span></span><span><span style="line-height: 19px;"> quando, alla guida della Roma, mostrava di essere di gran lunga il tecnico più innovatore, molto più avanti dei suoi colleghi, mettendo in mostra un gioco spettacolare e armonioso che mai si era visto in Italia prima di allora.</span></span></span></p>
<p><span>Senza mai far sfoggio di aggressività, un tratto distintivo di quasi tutti gli allenatori della sua epoca, è riuscito nell’impresa di dimostrare come si possano ottenere grandi risultati senza mai perdere di vista la lealtà verso l’avversario e il rispetto verso le regole</span><span>.</span></p>
<p><span>Il gioco a zona che lui è riuscito a imporre in Italia conquistava gli amanti del calcio anche perché si basava su un concetto essenzialmente democratico</span><span>: tutti i componenti della squadra, anche il portiere, dovevano partecipare allo sviluppo dell’azione di gioco.<span> </span>Non si trattava certo di una vera e propria novità perché – come lui stesso<span> </span>mi ha ricordato più volte – quel tipo di gioco veniva praticato anche dalla sua Svezia che trionfò alle Olimpiadi del 1948 e dal Milan del 1959. Riuscì a dare a quella Roma un’impronta personale inconfondibile</span><span>, tanto che quando ripensiamo a quella squadra e a quel gioco non a caso parliamo della “Roma di Liedholm”. Se ci pensiamo bene sono pochissimi gli allenatori capaci di raggiungere simili traguardi in Italia. Tra questi possiamo annoverare forse solo Sacchi e in parte Helenio Herrera. In un paese in cui il la storia del calcio è stata simboleggiata dal binomio “catenaccio-contropiede”, anche secondo una prospettiva di tipo etnico-storico</span><span>, Liedholm ci ha mostrato nel corso della sua lunga carriera che un’altra strada poteva essere percorsa. Non c’è bisogno – disse una volta – di stare attaccati come piattole agli avversari; altrove fanno già un gioco diverso, più bello a vedersi e dove ci si diverte di più. Lo possiamo e lo dobbiamo fare anche anche noi lasciando da parte ogni pregiudizio.</span></p>
<p><span>La mia ammirazione per il tecnico non era disgiunta da quella per il suo profilo umano</span><span>, che si delineava in maniera sempre più limpida anche nel modo di porsi verso i suoi allievi e gli interlocutori, verso i quali manifestava sempre profondo rispetto. Prima di lui eravamo abituati infatti ad allenatori che venivano esaltati per le caratteristiche tipiche del “sergente di ferro” di stampo militaresco. Gianni Rivera, nell’intervista riportata nel libro, a questo proposito ha affermato che la sua cultura sportiva si basava sul concetto di fondo che un calciatore doveva essere un professionista per scelta</span><span> e non per obbligo</span><span>. Dall’alto di un carisma conquistato grazie a un’esperienza invidiabile, l&#8217;allenatore svedese ha esercitato la sua leadership</span><span> cercando sempre il confronto e il dialogo con tutti, sia pure nel pieno rispetto di una logica distinzione dei ruoli. </span></p>
<p><span>La mia frequentazione con Liedholm risale alla fine degli anni Novanta, quando mi rivolsi a lui per chiedergli una consulenza per l’adattamento di un Cd-Rom</span><span> a scopo didattico sul calcio, costruito sulla base di un progetto analogo realizzato da Zico in Brasile</span><span>. Alla fine di quel progetto non se ne fece niente, per svariati motivi. Però nacque qualcosa di più importante: un bel rapporto di amicizia. Tutte le volte che andavo a trovarlo restavo rapito nell’ascoltare i suoi racconti di calcio davanti al caminetto, in particolare quando evocava le gesta di campioni contro cui si era battuto o che aveva come compagni di squadra. Personaggi che io e quelli della mia generazione abbiamo sempre considerato come delle vere e proprie leggende e conosciuto solo per averli visti in tv o nelle figurine Panini. Così, su suggerimento dell’editore Sartorio di Pavia, con cui allora collaboravo, abbiamo cominciato a pensare a un libro costruito sulla base di questi racconti e conversazioni.</span></p>
<p><span>Mi colpiva il fatto che nessuno negli ultimi tempi avesse pensato a una biografia su questo grande personaggio. Vedevo negli scaffali delle librerie pubblicazioni imbarazzanti dedicate magari a oscuri terzini di serie C</span><span> e trovavo insensato che ci si fosse dimenticati di lui. Un oblìo che riguardava spesso anche gli addetti ai lavori. Un giorno, assistendo a una di quelle trasmissioni di calcio in cui tutti si parlano addosso e spesso fanno finta di accapigliarsi (sul modello del processo di Biscardi, tanto per intenderci) un protagonista del dibattito a un certo punto emise questa sentenza: in Italia per anni si è praticato un brutto calcio, sempre votato al contropiede, poi un bel giorno è arrivato Sacchi e ha cambiato tutto. Ecco, credo che un simile modo di ragionare sia tipico di certi opinionisti o presunti tali che non riescono a vedere la realtà più lontano del loro naso, con un approccio basato esclusivamente sul presente e in cui il calcio viene ridotto a pura formula in cui tutto si consuma nel giro di poche settimane. Riflettendo su quel che aveva sostenuto quel giornalista mi sentivo ancor più motivato nel proporre a Liedholm l’idea del libro.<span> </span>Trovavo infatti ingiusto non sottolineare il ruolo decisivo che Liedholm ha avuto nella costruzione di quel grande Milan che poi Sacchi, con uno stile molto personale, riuscì a portare ai successi internazionali che ben conosciamo.</span></p>
<p><span>Come ha sostenuto nel suo ultimo libro Jose Valdano</span><span> – un ex calciatore che di recente ha rivelato ottime doti di scrittore – un calcio sempre più stressato ha il dovere di fermarsi ogni tanto per ascoltare la voce dei nonni</span><span>, dando la parola a chi per anni ha reso glorioso questo magnifico gioco. Un approccio di questo tipo potrebbe aiutarci a trovare delle risposte quando ci chiediamo per esempio dove sta andando il calcio. Per questo, diceva Valdano, è preferibile sapere prima da dove viene, perché senza memoria non esiste nulla, neanche il futuro.</span></p>
<p><span>Nell&#8217;introduzione ho cercato di dimostrare come Liedholm più di ogni altro simboleggi la memoria storica del calcio</span><span>. Nel ripercorrere la sua carriera sportiva attraverso i suoi fantastici racconti, spesso ai confini tra mito e realtà, è possibile far emergere il confronto tra le diverse scuole calcistiche, riportando quindi la narrazione sul calcio entro un quadro di riferimento di tipo culturale. In questi racconti si intuisce in lui una certa nostalgia per quelle dispute tra la scuola di giganti del giornalismo come Gianni Brera</span><span>, con cui lui aveva un rapporto di tipo un po’ conflittuale per via delle sue convinzioni sul catenaccio, e quella, a lui più vicina, dei vari Ghirelli, Palumbo, ecc.</span></p>
<p><span>Le biografie in tale contesto destano interesse nel grande pubblico non solo perché ci permettono di conoscere meglio un determinato personaggio ma soprattutto perché la vita di quel personaggio è in grado di contribuire a delineare un affresco più completo dell’epoca in cui è vissuto</span><span>.</span></p>
<p><span>Vi è insomma più di un motivo</span><span> per decidersi a dedicare un libro a un grande del calcio come Nils. Anzitutto è stato un maestro</span><span> a tutto tondo, anzi il maestro dei maestri per citare quel che mi ha detto di lui Cesare Maldini nella sua intervista. Appare sempre più evidente che oggi ci sarebbe un gran bisogno di maestri e di modelli di riferimento in ogni campo, soprattutto in un’epoca caratterizzata da un forte senso di disorientamento. Inoltre si può affermare tranquillamente che i suoi<span> </span>insegnamenti avrebbero potuto essere utilissimi anche in ambiti non strettamente sportivi. Nel libro ho citato il caso di uno psicologo romano, che in una trasmissione dedicata a proprio a Liedholm, affermò come si fosse ispirato proprio al tecnico svedese nella sua professione, in particolare nel raggiungere certi scopi in maniera del tutto soft, senza aggressività.</span></p>
<p><span>Infine, ho cercato di chiarire che il libro non debba essere considerato come una biografia in senso classico ma piuttosto</span><span> un reportage</span><span>, sotto forma di intervista, su una vita davvero esemplare. Vi sono quindi inevitabilmente molte omissioni</span><span> e forse è stato dedicato uno spazio insufficiente a temi che avrebbero meritato un’attenzione maggiore. Mi sono sforzato soprattutto di far emergere particolari aspetti della sua vita (come ad es. la sua giovinezza in Svezia) che sono poco conosciuti e che tuttavia concorrono in maniera determinante nel tracciare un<span> </span>profilo umano e sportivo completo ed esaustivo. Di certo non troverete nel libro verità sensazionali o scoop particolari, d’altra parte un approccio del genere non sarebbe stato affatto nelle corde di un galantuomo come Liedholm. </span></p>
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